Raccontare è un nobile compito.
Devo adempierlo con onore.
Bisogna che nel cuore dei nostri figli e dei nostri nipoti sappiano dove sono le nostre radici, bisogna che se le portino in testa per poterle a loro volta comunicare.
La coscienza della loro identità deve irraggiarsi da esse con forza.
Sono creature legate all’acqua, in parte, dalle caratteristiche di una ninfa. Anche nel territorio friulano miti e le leggende hanno accompagnato la vita e la cultura di molte generazioni,perciò anch'esse costituiscono un patrimonio di riferimento che rimanda ad archetipi molto profondi, radicati, universali, in cui spesso si è riversata la preminenza della sacralità e del mistero.
Si narra che le Agane o fate d’acqua, fossero donne che vivevano ai margini dei fiumi, anfratti, boschi e grotte, ed uscissero prima che il sole sorgesse o all’imbrunire, talvolta le si scorgeva, ma poi sparivano furtivamente. A volte erano mogli, madri in grado di gestire impeccabilmente le proprie vite con le loro conoscenze e la loro saggezza.Esse spesso indossavano una veste bianca e leggera e i capelli erano inghirlandati con fiori o muschio. Le si poteva scorgere mentre danzavano lungo i torrenti o attorno al fuoco o mentre lavavano dei tessuti candidi lungo i fiumi. Come le "cugine" Krivapete delle Valli del Natisone, erano esperte conoscitrici delle proprietà delle erbe medicinali, si dice che avessero insegnato per prime l'arte casearia,come quella della tessitura e che sapessero prevedere i mutamenti atmosferici.
Così ci raccontavano le nostre vecchie generazioni, durante le sere, quando le famiglie si riunivano, spesso nel tepore delle stalle. Talvolta, venivano descritte come presenze soprannaturali o spiriti dei boschi, legate al culto delle acque, del sacro femminino e della fertilità. Queste leggende sono presenti in svariate zone del territorio dalle montagne alla pianura e sino alla laguna.
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